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Nicola Tiozzo: volley, equilibrio e radici profonde

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E’ arrivato in estate alla corte dell’Argos Volley come un giovane promettente e futuribile, ma con alle spalle un buon biglietto da visita grazie all’esperienza maturata in A2, tra le fila di Reggio Emilia e Cantù: lui è lo schiacciatore Nicola Tiozzo, 196 cm di altezza, classe 1993. Da Chioggia (Ve), il suo paese natio, che ama profondamente e di cui spesso parla, è giunto a Sora per indossare la casacca della Biosì Indexa e ritagliarsi un posto tra i “big” della SuperLega. Nicola oggi ci è riuscito, ed è proprio lui a raccontare come, tra momenti di luce, qualche paura e ritrovata serenità grazie ai suoi punti cardine, gli stessi che, proprio come spiega il martello veneto, tengono su l’albero e fan si che possa protendere sempre i suoi rami verso il sole.
Chi è Nicola Tiozzo?

“Nicola Tiozzo è un ragazzo solare e molto contento di fare il proprio lavoro. E’ sempre stato il suo sogno ed ora che, pian piano, si sta realizzando, non può fare altro che essere felice, soddisfatto e cercare di migliorarsi sempre più”.

Come hai iniziato a giocare a pallavolo?

“Mi sono avvicinato alla pallavolo all’età di 13 anni e per un periodo, contemporaneamente, giocavo anche a calcio. Poi, però, soprattutto grazie al fatto di aver trovato un gruppo di amici proprio grazie al volley, mi è sembrato un ambiente molto più sano, adatto alla mia personalità ed ho scelto di continuare. Se ho iniziato, dunque, è anche grazie alle belle persone che ho conosciuto e che, nell’ultima gara a Padova, sono persino venute a vedermi”.

Fai un bilancio della tua prima stagione in SuperLega.

“Questa stagione è stata difficile, essendo stato il mio primo anno in massima serie. Dalla quarta giornata, poi, è arrivato anche De Marchi e quindi sono finito un po’ in difficoltà per la prima parte della stagione. Successivamente, però, ho trovato un po’ di serenità in palestra e sono riuscito a lavorare meglio, fino a quando non sono stato chiamato in causa e ho potuto giocarmi le mie carte direttamente in partita”.

Come ti trovi a Sora?

“A Sora si mangia molto bene! (ride) Mi sono trovato davvero a mio agio: ottimo cibo, belle persone, una città in cui tutti si prodigano per aiutarti, sono molto generosi e disponibili. In società anche mi sono trovato allo stesso modo; è un ambiente sereno dove ci si allena e si lavora molto e con passione”.

Come è cambiato Nicola nel corso degli anni?

“Nicola penso sia maturato molto. Tecnicamente sicuramente, perché non ero mai arrivato a questi livelli ed allenarmi in questa categoria mi ha permesso di imparare tanto. Sono maturato anche caratterialmente, perché sono più sereno dal punto di vista mentale rispetto all’inizio, quando magari tendevo di più a strafare. Sono riuscito, insomma, a trovare un mio equilibrio”.

Progetti per il futuro.

“Ogni giocatore punta sempre al massimo. Come mia prima stagione in SuperLega ho centrato già alcuni di quelli che erano i miei obiettivi, ma ovviamente ora non posso che aspirare a migliorarmi ancora di più. Ad esempio, mentre la stagione avanzava, ho iniziato a giocare, facendomi trovare sempre pronto quando venivo chiamato in causa. Magari, per quanto riguarda il prossimo campionato, riuscirò a trovare continuità sin da subito e, perchè no, un mio spazio nel campo”.

Consiglieresti ad un bambino di avvicinarsi a questo mondo?

“Consiglierei a tutti i bambini di giocare a pallavolo, ma anche ai loro genitori. Questo è un mondo molto sano, nel quale viene insegnato il rispetto. Nelle scuole di minivolley e nelle squadre under di categoria ti ritrovi sempre in un ambiente molto familiare e sereno. Poi, ovviamente, si sa che la pallavolo fa bene, come tutto lo sport del resto, ma contrariamente a tanti altri, implica un forte senso di gruppo: il solo fatto di dover passare la palla al compagno pur di fare punto, si traduce nell’impegno di collaborazione per i ragazzi, che così riescono imparare il valore della coesione, dell’aggregazione”.

La giornata tipo di Nicola.
“La giornata tipo di Nicola è in palestra. Sveglia, colazione e subito ci si prepara per l’allenamento. Di solito di mattina facciamo la seduta di pesi e poi tecnica. Una volta tornato a casa pranzo, ma prima di mettermi un po’ sul letto per riposare mi piace ascoltare musica o, comunque, ritagliarmi un attimo di tranquillità tutto per me. Dopo, ovviamente, c’è la merenda, che non salto mai prima di tornare ad allenarmi di nuovo nel pomeriggio. Finito anche l’altro allenamento, poi, ceno ed in genere resto a casa a guardare la tv. Dal momento in cui, però, ho la mattinata seguente libera, mi piace anche uscire e divertirmi, ma sempre con la testa sulle spalle”.
Ci sono altri sport che ti piacciono, oltre la pallavolo?

“Sono sempre stato, in tutta la mia vita, innamorato del beach volley. Inoltre ho sempre avuto una passione sfrenata per tutti i vari sport riguardanti la tavola, a partire dallo skateboard, fino ad arrivare al surf. Mi piacerebbe molto imparare, ma sono tutte cose che, con il mio lavoro, non posso fare per mancanza di tempo”.

Hai un soprannome?

“Il mio soprannome è Tiz, in genere. Poi qualcuno mi chiama Nic, o Nico. I miei amici di infanzia, invece, mi chiamano Big perché siamo tutti coetanei e, sin da quando ero ragazzino, sono sempre stato il più alto”.

Un pregio ed un difetto di Nicola.

“Una mia qualità è sicuramente la generosità, un difetto, invece, è che sono un po’ impulsivo”.

C’è qualcosa che cambieresti di te come persona e/o come atleta?

“Non vorrei cambiare niente di me, sono in totale armonia con il mio carattere. Come atleta vorrei avere più continuità al servizio”.

Racconta un aneddoto divertente vissuto in carriera.

“Tra gli episodi più divertenti della mia carriera c’è sicuramente la gara in diretta Rai nella partita contro Vibo. I miei compagni di Reggio Emilia avevano deciso che, essendo il mio esordio in serie A2, avrei dovuto giocare con mezza testa rasata e mezza con i capelli lunghi. Nonostante l’imbarazzo del momento, è un aneddoto che ricordo col sorriso sulle labbra. Quest’anno, per esempio, noi abbiamo fatto la barba ai nostri giovani esordienti, ma siamo già pronti, il prossimo anno, a lavorare sui capelli”.

Hai un motto di vita?

“Si: “tengo vicini amici e persone care perché senza radici, l’albero cade””.

Cristina Lucarelli

Ritratti: Andrea Mattei, il “Clark” Kent della pallavolo.

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E’ già al suo terzo anno in SuperLega, Andrea Mattei, nonostante la giovane età: classe 1993, ma già un bel bagaglio esperienziale per il “centralone” della Biosì Indexa Sora. Dall’alto dei suoi 202 cm, Andrea ha militato nelle squadre di Molfetta, Padova e Latina, prima di approdare in terra volsca. La trafila delle giovanili, invece, a Roma, vicino casa sua, nella città del suo cuore, quella che calcisticamente parlando tifa in maniera sfegatata. Diviso tra il professionismo e l’amore per la collega Melissa Donà, oggi è lui stesso a raccontarsi.
Chi è Andrea Mattei e come si è avvicinato al volley?

“Andrea é un ragazzo socievole, simpatico, a cui piace molto scherzare e giocare. Mi sono avvicinato al volley perché il mio migliore amico giocava a pallavolo quando ero piccolo. Così, all’età di 14 anni, ho iniziato a praticarla anche io con lui per divertirci insieme. Mi sono innamorato di questo sport meraviglioso e non l’ho più lasciato, facendone la mia vita!”

Quale ricordi come la stagione più intensa che hai vissuto?

“La stagione più bella che ho vissuto è stata sicuramente il mio primo anno a Padova, quando abbiamo vinto campionato e Coppa Italia, perdendo solo due partite in tutto l’anno. Impossibile dimenticare una cavalcata così entusiasmante”.

Quest’anno sei stato, tuo malgrado, protagonista di un infortunio che ti ha messo ai box per circa un mese. Come lo hai superato?

“Mi sono fatto male al pollice della mano sinistra in uno scontro fortuito con Seganov, in un momento in cui stavo giocando molto e piuttosto bene. Ho subito un’operazione il mattino dopo, a cui poi è seguito tutto il decorso post e di riabilitazione. Non è stato per me semplice fermarmi e accettare quell’incidente in un momento in cui non ci voleva proprio, ma non ho mollato e, nonostante tutto non mi sono demoralizzato. Ho superato l’infortunio restando sempre concentrato, continuando ad essere presente in palestra per fare quel minimo che mi era concesso in modo da perdere il ritmo il meno possibile, anziché restare fermo. I miei compagni di squadra, così come lo staff, mi sono stati molto vicino e il loro supporto, soprattutto morale, mi è stato di molto conforto e aiuto”.

Quali sono i compagni a cui ti senti più legato?

“Mi sono trovato subito bene con tutti, siamo davvero un bel gruppo fuori e dentro il campo, ma quelli con cui ho legato di più sono certamente Nicola Tiozzo, Federico Marrazzo, Pierpaolo Mauti, Marco Corsetti e Marco Lucarelli”.

Oltre la pallavolo, hai delle passioni, un hobby?

“Mi piace molto l’informatica e, quindi, quando posso mi piace smanettare e sistemare i computer ed i cellulari, o altri dispositivi, dei miei amici. Un’altra mia grande passione è però la musica: a breve uscirà anche un singolo, registrato da me e da un mio amico, Leonardo Rampello in arte “Same”. E’ noto per Roma e dintorni come “freestyler”, sebbene sia fermo da un po’ per cause personali, ma ora ha deciso di tornare in scena come spalla del suo amico Andrea Mattei – spiega ridendo il centrale bianconero -, parole sue!”

Hai un mito a cui ti ispiri?

“Professionalmente cerco di rifarmi a Gustavo Endres, centrale brasiliano ex Sisley. Nella vita quotidiana, invece, non ho qualcuno a cui mi ispiro, ognuno ha la sua vita, é fatto a suo modo e deve cercare il proprio percorso in base ad esigenze tutte sue”.

Sei fidanzato con una collega: quanto è difficile portare avanti un rapporto a distanza, con i fine settimana sempre impegnati ecc?

“E’ molto dura vivere una relazione con una collega. Possiamo vederci molto poco, ma cerchiamo di farlo ogni volta che ne abbiamo l’occasione. Le compagnie di trasporto, tra aerei e treni, tirano giù le somme a fine stagione e si rendono conto di quanti biglietti compriamo. Anche per un giorno e mezzo, infatti, cerchiamo di vederci. Certo, la fiducia è la componente dal peso più rilevante in questo tipo di relazione, ma è importante anche riuscire a viversi ogni volta che si può”.

Secondo te, qual è il segreto per riuscire nel mondo della pallavolo?

“Per avere successo in questo ambiente ci vogliono tanto impegno ma, a mio avviso, anche molta fortuna. Io penso che, infatti, oltre ad essermi speso tanto, sono stato fortunato a trovarmi nel momento giusto al posto giusto, rispondendo sempre bene quando sono stato chiamato in causa”.

Hai un motto, una frase a cui sei legato?

“Si ed è una frase che mi è capitato di leggere tempo fa: “Impegnati sempre, perché in un’altra parte del mondo c’è qualcuno che si sta impegnando per superarti””.

Hai un soprannome?

“Non ho un soprannome specifico, alcuni mi chiamano “Matt”, “Er Pupone”, ma qui a Sora mi chiamano “Clark”. Questo nomignolo risale ai tempi in cui uscì il film “Batman contro Superman”: io ero a Padova con degli amici e mi feci una foto con la statua di Superman fuori dal cinema, dissero che somigliavo a Clark Kent e così divenni Clark”.

Tre aggettivi che ti descrivono.

“Testardo, semplice e socievole”.

Cristina Lucarelli